piani e programmi (14)

Il nostro territorio è in grado di offrire esperienze quali la potatura, la raccolta e la frangitura delle olive al turista sempre più esigente e affamato di nuove conoscenze.

Creare e gestire percorsi che vanno dall’uliveto, al frantoio, all’azienda e magari al museo dell’olio pubblico o privato, organizzando anche “pacchetti” in collaborazione con albergatori, consorzi di tutela e strade di prodotto costituisce, oltre ad un’utilissima azione di valorizzazione del territorio e del nostro prodotto di eccellenza, una importante opportunità di integrazione del reddito.

Le Aziende Agricole olivicole possono proporre un’offerta di turismo esperienziale seguendo le poche regole che sono elencate nell’allegato. In fondo alla pagina trovate tutta la modulistica necessaria a tale attività. 

Il Piano regionale AIB Liguria, approvato con dgr n.1540 del 29 dicembre 2015, è stato aggiornato con DGR - 1098 del 14/12/2018.


Il Piano regionale AIB è suddiviso per capitoli e allegati che sono scaricabili in formato .pdf  dalla cartella  PIANO_AIB_Liguria
 

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La cartografia delle aree a richio incendi boschivi, approvata con dgr n.1540 del 29 dicembre 2015, è consultabile e scaricabile:
Scheda aree a rischio di incendio boschivo - Anno 2015
Mappa aree a rischio di incendio boschivo - Anno 2015

 

Con la DGR n.1286 del 26 ottobre 2012 la Regione Liguria ha approvato le "Modalità di applicazione della multifunzionalità nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti alimentari aziendali da parte delle aziende agricole liguri e requisiti igienico sanitari dei locali polifunzionali".

La finalità principale di questo documento è quella di salvaguardare i piccoli sistemi produttivi consolidati da tradizioni locali, tipici della realtà ligure, mettendo a disposizione delle aziende agricole un quadro normativo uniforme e coordinato al fine di poter ottenere una pluralità di prodotti destinati al mercato locale in spazi limitati e con modesti investimenti.

Tale provvedimento nello specifico definisce le caratteristiche strutturali necessarie e le modalità operative da seguire per la trasformazione nell'azienda agricola dei propri prodotti derivanti da coltivazioni ed allevamenti mediante l'impiego di un unico locale di lavorazione pertanto definito "polifunzionale".

Tale locale può essere destinato alla:

  • macellazione aziendale di avicoli e cunicoli e piccola selvaggina allevati nell'azienda agricola
  • lavorazione delle carni
  • produzione di conserve vegetali
  • smielatura
  • produzione di derivati del latte
  • lavorazione di altre piccole produzioni a partire da materie prime aziendali

A decorrere dal 13 dicembre prossimo si applicherà l'obbligo di indicazione in etichetta della dichiarazione nutrizionale, come previsto dal regolamento comunitario n.1169/2011.
Esistono alcune deroghe a quest'obbligo, una di queste riguarda in modo specifico le microimprese ed è applicata ad "alimenti, anche confezionati in maniera artigianale, forniti direttamente dal fabbricante di piccole quantità di prodotti al consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio".

Ricordiamo che la categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è costituita da imprese che occupano meno di 250 persone, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro:
- nella categoria delle PMI si definisce piccola impresa un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro
- nella categoria delle PMI si definisce microimpresa un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro.

Per tutti i dettagli consulta la circolare in allegato.

Mantenere equilibrio tra offerta e domanda a livello europeo, rendere il settore più competitivo e sostenere lo sviluppo delle produzioni di qualità sono i punti principali dell'Organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicolo.

Formalmente adottato dal Consiglio europeo nell'aprile del 2008, il regolamento n. 479/2008 introduce una vasta riforma dell'organizzazione comune del mercato vitivinicolo.
I cambiamenti introdotti conferiranno equilibrio al mercato vitivinicolo, condurranno alla progressiva eliminazione di misure di intervento sul mercato inefficaci e costose e permetteranno di destinare il bilancio a misure più positive e dinamiche per aumentare la competitività dei vini europei. La riforma consente una rapida ristrutturazione del settore, poiché include un regime triennale di estirpazione su base volontaria, volto ad offrire un'alternativa per i produttori che non sono in grado di far fronte alla concorrenza e ad eliminare dal mercato le eccedenze e i vini non competitivi.

Gli aiuti per la distillazione di crisi e la distillazione di alcool per usi alimentari saranno progressivamente soppressi e gli importi corrispondenti, ripartiti in dotazioni nazionali, potranno essere destinati a misure per la promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi, l'innovazione, la ristrutturazione e la modernizzazione dei vigneti e delle cantine. La riforma garantirà la protezione dell'ambiente nelle regioni vinicole e la salvaguardia delle politiche di qualità tradizionali e consolidate e semplificherà le norme di etichettatura nell'interesse di produttori e consumatori. A partire dal 1° gennaio 2016 sarà inoltre abolito il sistema estremamente restrittivo dei diritti di impianto a livello dell'UE.

Legislazione europea

La precedente OCM Vino, abrogata nell'anno 2008, era disciplinata dal Regolamento CE n.1493/1999 del Consiglio.
La OCM Vino è stata infatti oggetto di riforma nell'anno 2008, mediante il regolamento CE n. 479/2008 del Consiglio. Sino al 31 luglio 2009, la OCM Vino è stata tradizionalmente disciplinata in modo separato dalla OCM Unica per il settore agricolo, costituita quest'ultima dal regolamento del Consiglio n.1234/2007 (qui nella versione vigente sino al 31 luglio 2009).

Dopo tale data la situazione cambia.
Infatti, per sole ragioni di semplificazione legislativa, la OCM Vino - come riformata nell'anno 2008, grazie al regolamento n.479/2008 - è stata inglobata nella OCM Unica. Mediante il successivo regolamento CE n. 491/2009 del Consiglio, il contenuto del citato regolamento CE 479/2008 del Consiglio è stato traslato all'interno del regolamento CE n.1234/2007 sulla OCM Unica (qui nella versione consolidata, relativa al testo vigente a partire dal 1 agosto 2009).
Di conseguenza, al 31 luglio 2009 il regolamento n.479/2008 del Consiglio cessa di avere efficacia, restando in vigore solo più il regolamento CE sulla OCM Unica: da tale data, quest'ultimo rappresenta dunque anche il regolamento di base per il settore vitivinicolo.

  1. Le norme vigenti: regolamenti di "base"
    Regolamento CE n. 479/2008 del Consiglio, abrogato dal 31 luglio 2009 perché inglobato nella OCM Unica, portata dal regolamento CE n.1234/2007. Regolamento CE n. 1234/2007 del Consiglio sulla OCM Unica, che a partire dal 1 agosto 2009 disciplina anche il settore vitivinicolo, recependo al suo interno quanto previsto dal regolamento CE n.479/2008.
  2. Le norme vigenti: regolamenti di attuazione
    I riferimenti - fatti dai regolamenti attuativi della Commissione al regolamento "base" n.479/2008 del Consiglio - vanno ora attribuiti alle corrispondenti norme introdotte nel regolamento n.1234/2007 del Consiglio sulla OCM Unica.
    - Regolamento CE n.555/2008 della Commissione, concernente i programmi di sostegno, agli scambi con i paesi terzi, il potenziale produttivo ed i controlli nel settore vitivinicolo.
    - Regolamento CE n. 436/2009 della Commissione, concernente lo schedario viticolo, le dichiarazioni obbligatorie e le informazioni per il controllo del mercato, i documenti che scortano il trasporto dei prodotti e la tenuta dei registri nel settore vitivinicolo.
    - Regolamento CE n. 606/2009 della Commissione, recante il Codice Enologico.
    - Regolamento CE n. 607/2009 della Commissione, concernente le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche protette, le menzioni tradizionali, l'etichettatura e la presentazione di determinati prodotti vitivinicoli.

Legislazione italiana

Decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61, Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell'articolo 15 della legge 7 luglio 2009, n.88.

Classificazione ed etichettatura

La nuova OCM introduce importanti novità negli aspetti relativi alla classificazione dei vini ed alle modalità per la loro etichettatura. Con riferimento al primo aspetto (classificazione dei vini), il Reg. Ce 479/2008 stabilisce che a partire dalla campagna vitivinicola 2009/2010, e per le successive campagne, i vini comunitari dovranno essere classificati nelle seguenti tipologie:

  1. vini a denominazione di origine: ovvero i vini che vantano uno specifico legame con il territorio geografico e che dovranno essere identificati come DOP (ex DOC e DOCG) e IGP (ex IGT);
  2. vini senza denominazione di origine: ovvero i vini che non vantano uno specifico legame al territorio e che sono sostanzialmente rappresentati dagli ex vini da tavola.

I vini DOP e IGP confluiranno nell'elenco dei prodotti comunitari che già hanno ottenuto questa tipologia di riconoscimento ai sensi del Reg. Ce 510/2006; le procedure di riconoscimento e/o modifica del disciplinare di produzione, inoltre, saranno gestite a livello comunitario dalla Commissione Agricoltura e non più dalla Commissione vini del Mipaaf. Conseguenza del passaggio dei vini DOC/DOCG e IGT sotto l'ombrello normativo dei prodotti DOP e IGP sarà anche il riassetto del sistema dei controlli. La nuova OCM prevede, infatti, che questi non potranno più essere svolti da organismi interni alla filiera (Consorzi di Tutela) ma, come già accade nel panorama delle DOP/IGP, da organismi terzi e indipendenti. Pertanto, a partire dal 1 agosto 2009, i controlli ufficiali potranno essere effettuati solo da organizzazioni competenti autorizzate dal Mipaaf, di natura pubblica o privata purché, in quest'ultimo caso, conformi alla norma europea EN 45011 o alla guida ISO/CEI 65 (e, dal 1 maggio 2010, anche accreditate a fronte di tali standard).

Con riferimento al secondo aspetto (modalità di etichettatura), invece, è stato pubblicato il Reg. Ce 607/2009. Sostanzialmente per il comparto dei vini DOP/IGP (ex VQPRD e IGT) non si segnalano modifiche rilevanti, se non la possibilità di apporre, in etichetta, i loghi comunitari della DOP/IGP ed altre precisazioni relative al campo visivo per migliorare la leggibilità e quindi la tutela del consumatore. Situazione diversa, invece, si presenta per i vini senza denominazione di origine (ex vini da tavola) che potranno, facoltativamente, indicare in etichetta annata di produzione e/o varietà delle uve utilizzate (in questo secondo caso si chiameranno Vini varietali), sebbene a precise condizioni fissate dalla normativa comunitaria e nazionale.

Proteggere le acque superficiali e sotterranee dall'inquinamento da nitrati di origine agricola.
Con la DGR n.599/2006 la Giunta regionale ha concluso la procedura di recepimento della direttiva comunitaria 91/676/CEE, più comunemente nota come Direttiva nitrati e ha adottato un piano d'azione per la tutela e il risanamento delle acque dall'inquinamento causato da nitrati di origine agricola.

In Liguria la zona definita vulnerabile è stata individuata:

a) con DGR n.1256 del 5/11/2004: circa 1.300 ettari in provincia di Savona nella Piana d'Albenga, nei Comuni di Albenga, Ceriale e Cisano sul Neva rispettivamente per il 77,13%, il 22,81% e lo 0,06% della superficie dei singoli comuni

b) con DGR n.1047 del 15/11/2016circa 117 ettari in provincia di Imperia - nel Comune di Taggia pari al 4% della superficie comunale 

La Direttiva, prevede che per le zone designate “vulnerabili” vengano predisposti appositi Programmi di Azione al fine di:
- ridurre l'inquinamento delle acque causato direttamente o indirettamente dai nitrati di origine agricola
- prevenire qualsiasi ulteriore inquinamento di questo tipo.

Il Piano d'azione predisposto dalla Regione contiene:

  • per le aziende zootecnichegestione della fertilizzazionepratiche agronomichecirca:
    • le limitazioni e i divieti in merito all'utilizzazione di letame e liquami
    • i dettagli tecnici relativi a capacità di stoccaggio, accumulo e trattamento delle deiezioni
    • le modalità di utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici con particolare riferimento al Piano di Utilizzazione Agronomica (PUA) e relative procedure di comunicazione
  • per le aziende non zootecniche norme relative alla gestione della fertilizzazione e di altre pratiche agronomiche attraverso cinque schede riferite alle linee guida per le principali colture in atto nella zona dove sono specificate:
    • le buone pratiche agricole suggerite in merito alla gestione del suolo e substrato di coltivazione, regimazione delle acque superficiali, irrigazione e fertilizzazione
    • gli adeguamenti strutturali raccomandati, come l'acquisto di macchine invasatrici con dosatore di concimi granulari a lento effetto, la sostituzione di impianti di irrigazione a pioggia con impianti di micro-irrigazione localizzata
    • le limitazioni e i divieti, che in particolare riguardano le dosi annue di azoto da somministrare e la fertirrigazione per aspersione, in termini di numero di interventi annui consentiti e il periodo durante il quale sono vietati
  • per tutte le aziende norme relative all’impiego del digestato agrozootecnico e agroindustriale
  • i possibili controlli che potranno essere effettuati, con particolare attenzione al rispetto dei massimali di azoto e delle date di distribuzione dei prodotti fertilizzanti.

Apposite azioni di sostegno per le aziende presenti nella zona interessata dal piano d'azione, che devono provvedere ad adeguamenti strutturali o sostenere maggiori costi di produzione, saranno attivate nell'ambito del Programma regionale di Sviluppo rurale 2014-2020.

La direttiva nitrati è uno dei Criteri di Gestione Obbligatori previsti dalla condizionalità: è quindi obbligatorio nella zona definita vulnerabile, anche per quanto riguarda la condizionalità, seguire le disposizioni previste.

Affiancare l'accoglienza turistica alla tradizionale coltivazione della terra offre agli agricoltori la possibilità di diversificare e integrare la propria attività e accedere a specifici finanziamenti e programmi regionali.

Vengono definite attività agrituristiche quei servizi di ricezione, di ospitalità, di degustazioni di prodotti dell'azienda e altro esercitati dagli imprenditori agricoli attraverso l'uso della propria azienda in connessione con le altre attività di coltivazione e allevamento.

Per meglio regolamentare e sostenere un settore in continua espansione, che comprende le forme di turismo legate alla terra e al mare, il 21 novembre 2007 è stata emanata la L.R. n.37/2007 del 21 novembre "Disciplina dell'attività agrituristica, del pescaturismo e ittiturismo" e successive modificazioni.
Le disposizioni di questa legge relative alle attività agrituristiche sono esplicitate con la DGR n.1563/2014 del 12 dicembre 2014 "Aggiornamento Disposizioni di attuazione per l'attività agrituristica di cui alla legge regionale 21 novembre 2007, n.37 e ss.mm.e ii.", pubblicata sul BURL.

Le finalità  principali della normativa regionale sono:

  • tutelare, qualificare e valorizzare le specifiche risorse agricole e della pesca
  • favorire il mantenimento delle attività umane nelle zone rurali
  • favorire la multifunzionalità degli agricoltori e dei pescatori
  • preservare il patrimonio rurale, ambientale ed edilizio tutelando le peculiarità paesaggistiche
  • migliorare l'offerta e la qualità dei servizi resi agli utenti.

Per le azioni di sostegno al settore, oltre a quanto indicato nella legge, è possibile consultare la misura 6.4 "Investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole".

Regione Liguria, per dare impulso al settore bio, ha approvato la L.R. n.66/2009 del 28 dicembre (pubblicata sul Bollettino ufficiale n.24 del 30 dicembre 2009) che oltre a recepire le novità introdotte dalla normativa europea prevede l'istituzione della Consulta regionale per la produzione biologica, l'istituzione di distretti e comprensori biologici, il riconoscimento di forme associative di operatori bio, l'individuazione dei mercati biologici, la disponibilità di incentivi economici per la realizzazione di specifici progetti di settore.

Nell'agosto del 2009, con il Reg. (CE) n.710, è partito ufficialmente il settore dell'acquacoltura biologica. Esso stabilisce i principi per allevare con tecniche biologiche e certificare l'allevamento di pesci d'acqua dolce e d'acqua salata, gamberi e altri molluschi, cozze, ostriche e alghe.
L'1 luglio 2010 sono entrate ufficialmente in vigore le nuove norme europee sull'etichettatura degli alimenti biologici, che riguardano anche i prodotti da acquacoltura.

Con il  D.M. n.11954/2010 del 30 luglio e il  D.M. n.11955/2010 sempre del 30 luglio, sono state approvate le disposizioni attuative e le modalità di notifica. In Liguria la struttura regionale competente della gestione dei procedimenti amministrativi previsti all'art.7 del DM n.11954/2010 è l'ufficio Servizi alle Imprese Agricole e Florovivaismo.

Regione Liguria ha legiferato anche attraverso:

  • la D.G.R. n.20/2010 del 15 gennaio, avente per oggetto la L.R. n. 66/2009: approvazione delle modalità di composizione e di funzionamento della Consulta regionale per la produzione biologica;
  • la D.G.R. n.1524/2010 del 17 dicembre con l’approvazione delle linee guida attuative dell'art. 8 della legge regionale 28/12/2009 n. 66 "Disciplina degli interventi per lo sviluppo, la tutela, la qualificazione e la valorizzazione delle produzioni;
  • la D.G.R. n.379 /2013 del 5 aprile con la quale è stato ufficialmente riconosciuto il Biodistretto della Val di Vara;
  • il D.D. n.173/2018 del 23 marzo con l’aggiornamento delle linee guida attuative dell'art. 8 della legge regionale 28/12/2009 n. 66 "Disciplina degli interventi per lo sviluppo, la tutela, la qualificazione e la valorizzazione delle produzioni.

Dal 1 ottobre 2012 gli operatori biologici sono tenuti a notificare la propria attività tramite il Sistema Informativo Biologico (SIB). Per maggiori informazioni consulta la pagina dedicata all'informatizzazione. L’elenco degli operatori biologici è tenuto a livello nazionale e consultabile sul sito www.sinab.it dove si trovano tutte le informazioni sull’agricoltura biologica.

Il Programma Forestale Regionale (PFR) ha individuato la necessità che la pianificazione forestale sia articolata su tre livelli:

  • il primo, a scala regionale, è costituito proprio dal PFR,
  • il secondo, a scala di comprensorio, deve tradurre in modo partecipato gli obiettivi generali in strategie territoriali definite
  • il terzo, riferito alle proprietà singole o associate, detta indicazioni puntuali sulla gestione operativa dei boschi. Si tratta in sostanza dei Piani di assestamento e utilizzazione dei patrimoni silvo-pastorali previsti dalla legge regionale n.4/1999 e dei Piani di gestione forestale, introdotti proprio col PFR.

Pianificazione di secondo livello

Definiti Piani Forestali Territoriali di Indirizzo (PFTI), i piani di secondo livello costituiscono una novità per la Regione Liguria.
A tal fine, nell'ambito delle attività previste dal progetto ALCOTRA Renerfor, sono in via di definizione due piani sperimentali, riferiti ai comprensori dell'Alta Valle Arroscia (in provincia di Imperia) e dell'ex Comunità montana Pollupice (in provincia di Savona).

Su indicazione del PFR i piani devono essere definiti mediante un approccio partecipato, ossia coinvolgendo nella fase di predisposizione i soggetti locali, pubblici e privati, interessati alle tematiche di sviluppo e valorizzazione territoriale a partire dalla risorsa forestale.
L'attività è in corso; accanto ad incontri diretti con gli interessati sono anche disponibili delle pagine appositamente predisposte per comunicare e partecipare attivamente con il proprio contributo all'attività di pianificazione.

Partecipa ai Piani Forestali Territoriali di Indirizzo (PFTI)

Pianificazione di terzo livello

Il terzo livello di pianificazione, ordinariamente a scala di proprietà, singola o associata, è in Liguria rappresentato dai Piani di assestamento e utilizzazione dei patrimoni silvo-pastorali (PdA, obbligatori per le proprietà pubbliche di superficie superiore a 100 ettari) e dai Piani di gestione forestale (PGF), normalmente utilizzati per le proprietà private.

Per omogeneizzare la redazione e strutturare compiutamente i contenuti dei due tipi di piano il Programma Forestale (PFR) rimanda alla Giunta regionale la competenza nella puntuale definizione delle disposizioni attuative per i piani forestali di terzo livello. A tal fine, con la DGR n.1082/2011, furono inizialmente approvate specifiche “Disposizioni regionali per la pianificazione forestale di terzo livello”; nel tempo si sono tuttavia resi necessari degli aggiornamenti, sia per intervenuti cambiamenti nell’assetto istituzionale delle competenze, sia per un necessario adeguamento di contenuti tecnici e amministrativi, anche funzionali alla implementazione di un sistema informativo forestale. Dopo un primo aggiornamento nel 2016, approvato con la DGR n. 1158/2016, è stato pertanto definito, a fine 2018, un ulteriore aggiornamento delle disposizioni.

Il Decreto del Direttore Generale n.3464 del 21 dicembre 2018 ad oggetto «L.r. n. 4/1999 "Norme in materia di foreste e di assetto idrogeologico". Approvazione del documento "Disposizioni per la pianificazione forestale di terzo livello - Aggiornamento 2018 - adeguamento al Sistema Informativo per l’Assestamento Forestale (SIAF)"» è pertanto il testo unico coordinato di riferimento per la pianificazione forestale di terzo livello in Liguria.

Nella sezione “Download” è disponibile il documento approvato. E’ inoltre possibile scaricare gli schemi di preventivo (in formato .xls) che devono essere utilizzati per la quantificazione dei costi di redazione dei Piani di assestamento (PdA) e dei Piani di gestione (PGF). Nella sezione è anche scaricabile il modulo per ottenere il codice del “complesso forestale” da pianificare ed, eventualmente, richiedere cartografia digitale.

L’applicativo SIAF (Sistema Informativo per l’Assestamento Forestale), il cui utilizzo è stato introdotto proprio con l’aggiornamento in questione, è interamente sviluppato su base di programmi open source, che non obbligano l’utente utilizzatore ad acquisire licenze onerose.

Il SIAF è disponibile all'indirizzo web: foreste.eu/liguria.php.

Per l’utilizzo dell’applicativo, il tecnico pianificatore deve richiedere, una sola volta, le credenziali per accedere (login) al sito (ossia user name e password), scrivendo una mail a pianiforestali@regione.liguria.it, che è una casella appositamente creata per le comunicazioni inerenti i temi della pianificazione forestale.

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