trasformato

Vino di mele

Vin de meie

Immagine del prodotto.
  • Bevanda a bassa gradazione alcolica ottenuta dalla fermentazione di varietà locali di mele. La tradizionalità del prodotto è legata, oltre che alle tecniche del processo produttivo, soprattutto alla rigorosa provenienza locale della materia prima.

  • Zona di produzione: Alta valle Scrivia
  • Lavorazione: La prima fase di lavorazione consiste nella frantumazione delle mele che, introdotte in un contenitore in legno di forma cilindrica, vengono battute ripetutamente con un pestello di legno fino a ridurle in poltiglia. A questo punto si passa alla torchiatura dalla quale si ottiene il primo succo.
    Dopo essere stato filtrato, il succo è riposto in un recipiente in vetro e subisce una prima fermentazione di circa 3-4 giorni. Il liquido viene quindi nuovamente travasato e lasciato a fermentare, procedendo successivamente all'ultimo travaso.
    L'imbottigliamento si esegue in bottiglie da spumante, con tappo a gabbia poiché il prodotto è leggermente frizzante.
    Il sidro da pomi della valle Scrivia deriva dalla lavorazione di varietà locali quali la Selvatica di Casella, mela abbastanza grossa, la Gianchetta, bianca, rotonda, non tanto grossa ma gustosa e la Garbuinn-a, mela rossa di medio-piccole dimensioni, presente in Valbrevenna.
    La tradizione è iniziata con la mela di Milan, di dimensioni medio grosse, dolce e succosa, che il mercato fresco non assorbiva e veniva quindi destinata in parte alla trasformazione.
  • Curiosità: O vin de meie è il sidro locale che prende il nome dal francese cidre e dal latino tardo sicera, bevanda inebriante.
    Molto diffuso all'estero, non mancava comunque anche nelle nostre campagne dove le mele non scarseggiavano di certo e la vite, a causa delle caratteristiche pedoclimatiche sfavorevoli, non raggiungeva la giusta maturazione. La fermentazione dei frutti dà origine a questo surrogato del vino, dal gusto gradevole e dal basso contenuto alcolico. La produzione di mele era quindi indirizzata sia al consumo fresco, raggiungendo il mercato di Genova e del vicino Piemonte, sia alla trasformazione.
    Le mele da sacco quelle cioè di seconda scelta, si vendevano infatti a una ditta piemontese, nei pressi di Tortona, per essere trasformate in alcool. Comunque, anche gli stessi agricoltori erano soliti preparare surrogati del vino, quello che localmente definiscono il vin de meia (sidro) e la vinetta (con mele e raspi di uva).
    Alcuni nella preparazione usavano anche le pere ed in particolare le negre così chiamate in quanto, quando mature, diventano nere nella polpa.
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