Un Natale tutto ligure

Un Natale tutto ligure

Procurati alloro, rametti d'ulivo e maccheroni, non dimenticare noci o nocciole e lunghi fili di spago: così puoi arricchire i tuoi addobbi in modo naturale e seguendo la tradizione. Ma che Natale sarebbe senza un ricco pranzo cucinato con i prodotti tipici della Liguria?
Per riscoprire il gusto del Natale di una volta, la redazione di Agriligurianet ti regala un vero e proprio menu natalizio scaricabile in formato pdf e se sei ancora più curioso e gourmet vai alla ricerca delle ricette tradizionali per stupire i tuoi ospiti.

Prodotti che, nella tradizione popolare, venivano preparati con largo anticipo: già nei mesi precedenti s'incominciava a mettere da parte le scorte per cucinare le varie specialità da servire durante il pranzo.
Il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, nelle campagne veniva ucciso il maiale di cui non si buttava via niente: la testa veniva preparata per essere consumata, con focaccia di granoturco o farinata, dopo la messa di mezzanotte del 24 dicembre e con il sangue dell'animale si faceva il berodo (sanguinaccio).

Il mattino della vigilia le donne preparavano il pandolce e i natalini, lunghi maccheroni di pasta di semola di grano duro lisci e tagliati a "penna".
Sul piano del focolare ardeva un ceppo d'olivo o d'alloro, che bruciava lentamente fino a Capodanno come simbolo dell'anno che sta per terminare.

Il giorno di Natale i bambini andavano a comprare il pane bianco di bottega ed era usanza che i negozianti regalassero loro dei torroncini. Sulla tavola imbandita la michetta di pane bianco, da dare ai poveri, era un simbolo propiziatorio che non poteva assolutamente mancare insieme ad altri oggetti come lo scopino di erica, fatto benedire durante la messa di mezzanotte, una manciata di sale e la "cassoa", cioè il mestolo forato.

Il "capofamiglia" sbarrava le porte di casa per preservare la sacra quiete della famiglia e il pranzo iniziava nel pomeriggio per protrarsi fino a tarda serata. Il primo piatto erano i natalini, solitamente serviti in brodo di cappone con trippa e rondelle di salsiccia che rappresentavano le monete, augurio di prosperità, poi si gustavano il cappone e il berodo con radici di Chiavari lesse. Per finire venivano servite le pere martine sciroppate e il pandolce.
Quest'ultimo era decorato con un ramoscello d'alloro, il più giovane componente della famiglia toglieva il rametto e tagliava il pandolce, il più anziano serviva le porzioni a tutti i convitati seguendo un rituale preciso e facendo attenzione a mettere da parte una fetta per i poveri.

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