Mal bianco

Nelle condizioni colturali del nostro paese il mal bianco costituisce la malattia fungina più importante delle cucurbitacee (melone, cetriolo) e dello zucchino in particolare.
Gli agenti responsabili sono due specie di oidio: Sphaerotheca fuliginea Salmon (più frequente nelle condizioni di serra) ed Erysiphe cichoracearum DC.

Biologia
La conservazione durante l'inverno del fungo avviene per lo più sotto forma di micelio su varie piante spontanee.
Le condizioni più idonee per la diffusione dell'oidio si riscontrano con temperature elevate (con l'ottimo intorno ai 26 °C) ed umidità relativa del 70%. Le piogge forti e prolungate ostacolano la malattia.
Tali caratteristiche fanno sì che i primi attacchi si manifestino in pieno campo a giugno, con maggiore intensità in agosto. In serra si registrano infezioni più precoci.

Sintomi
L'infezione può colpire tutte le parti verdi della pianta, ma interessa soprattutto le foglie dove compaiono, dapprima sulla pagina inferiore e poi su entrambe le pagine, chiazze polverulente, biancastre che tendono a confluire interessando gran parte della superficie fogliare. Col tempo le foglie ingialliscono e disseccano.

 

Informazioni aggiuntive

  • Specie aggredite: cucurbitacee
  • Come si combatte:

    La difficoltà della difesa deriva in particolare dal fatto che i frutti di zucchino maturano in maniera scalare e la raccolta avviene nel periodo di maggiore sviluppo della malattia: in tali condizioni il rispetto dei periodi di sicurezza diventa problematico.
    Nelle condizioni climatiche della riviera ligure le prime infezioni su zucchino in serra si manifestano normalmente a fine aprile. In assenza di interventi il decorso della malattia è assai rapido fino ad interessare la totalità delle piante. Tuttavia è stato osservato che, in virtù della continua produzione di nuove foglie, solo raramente il fungo arriva a colonizzare più del 60% della superficie fogliare verso la fine del ciclo colturale. Inoltre è stato osservato che non si registrano danni quantitativi e qualitativi significativi sul prodotto fin tanto che la superficie fogliare interessata non supera il 45%.
    La strategia della difesa quindi deve essere orientata a contenere lo sviluppo del patogeno entro limiti accettabili, evitando in particolare il ricorso troppo frequente a fungicidi efficaci ma a meccanismo di azione troppo specifico, che favoriscono l'insorgenza di resistenza. Risulta pertanto importante iniziare i trattamenti alla comparsa dei sintomi, alternando prodotti che esplicano la propria fungitossicità su livelli diversi del metabolismo fungino (triforine) con fungicidi più specifici come triadimenol, fenarimol, propiconazolo.
    Occorre inoltre ricordare che sia lo zolfo che il dinocap possono presentare problemi di fitotossicità alle alte temperature.

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