Minatore fogliare dell'ippocastano

La Cameraria ohridella (Lepidoptera Gracillariidae) è una piccola farfallina, comparsa per la prima volta in Macedonia nel 1985. Negli anni seguenti si è velocemente spostata in molti Paesi europei e dal 1992 è presente anche in Italia.
Questo fitofago sopravvive all'inverno sotto forma di crisalide nelle foglie cadute a terra: alla fine di marzo sfarfallano i primi adulti. Da questo momento fino a ottobre - novembre si succedono quattro, a volte cinque generazioni del minatore.
Il danno è provocato dalle larve, che formano nelle foglie una caratteristica galleria (chiamata mina), nella quale vivono nutrendosi dei tessuti interni. Spesso una foglia ospita molte larve e le gallerie da esse prodotte interessano tutto il lembo fogliare che perde la sua funzionalità. Si può avere perciò una caduta anticipata delle foglie già in estate. In caso di forti attacchi la pianta reagisce con una seconda fioritura. Se poi gli attacchi riguardano piante giovani, il loro accrescimento può essere compromesso.

Informazioni aggiuntive

  • Nome scientifico:

    Cameraria ohridella

  • Specie aggredite: ippocastano
  • Come si combatte:

    Dalla prima introduzione nelle regioni del nord est dell'Italia di questo nuovo parassita, sono stati compiuti molti studi per individuare i metodi di controllo più opportuni, in considerazione della gravità dei danni che può provocare alle alberature di ippocastani. 
    Per quanto riguarda la possibilità di controllo biologico, sono state individuate alcune specie di Imenotteri in grado di parassitizzare con una certa efficienza il minatore. Le popolazioni di Cameraria ohridella sono spesso così elevate che i parassiti da soli non sono in grado di contenerle in maniera efficace.
    Una buona norma è quella di allontanare e distruggere le foglie cadute a terra che ospitano le crisalidi svernanti: in questo modo si riduce la consistenza delle popolazioni del minatore.
    Gli interventi con prodotti chimici possono essere effettuati con il metodo dell'endoterapia: i principi attivi che hanno dato i migliori risultati sono imidacloprid e abamectina da utilizzare in primavera alla comparsa delle prime mine. Per individuare il momento migliore in cui effettuare questi trattamenti si possono monitorare i voli degli adulti mediante trappole innescate con un feromone specifico. L'endoterapia applicata negli scorsi anni alle piante è risultata essere una buona tecnica di contenimento del parassita.

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